La sicurezza di una piscina non si esaurisce nella qualità dell’acqua o nella presenza dell’assistente bagnanti. Richiede una gestione integrata di impianti, organizzazione, manutenzione, informazione, procedure, emergenze e controlli.
Il recente fatto di cronaca di Sestri Levante ha riportato l’attenzione sul rischio di intrappolamento collegato ai sistemi di aspirazione. Senza anticipare conclusioni sulle responsabilità del singolo caso, l’episodio impone una riflessione più ampia: quali pericoli devono essere considerati e quali controlli devono essere realmente attuati nelle piscine aperte al pubblico o agli ospiti di strutture ricettive?
Aspirazione, intrappolamento e annegamento
Le prese di aspirazione, le bocchette e i sistemi di ricircolo devono essere considerati componenti tecnici critici.
La sola presenza di una griglia non è sufficiente, di per sé, a escludere ogni possibile rischio. Occorre verificare:
- progettazione e conformità del sistema;
- caratteristiche delle prese;
- integrità e corretto fissaggio delle griglie o coperture;
- portata e condizioni di esercizio;
- manutenzione;
- possibilità di arresto dell’impianto in caso di emergenza.
Particolare attenzione merita il possibile coinvolgimento dei capelli lunghi.
In prossimità di sistemi di aspirazione o ricircolo, i capelli possono essere attratti dal flusso d’acqua. A scopo precauzionale, si raccomanda pertanto di mantenerli raccolti quale misura preventiva contro il rischio di intrappolamento sott’acqua e conseguente annegamento.
Si tratta di una misura precauzionale e comportamentale che deve affiancarsi, e mai sostituirsi, alle necessarie misure tecniche di sicurezza dell’impianto.
Pulizie durante la fruizione della piscina
Le attività di pulizia o manutenzione svolte mentre gli utenti utilizzano la piscina o l’area solarium possono introdurre interferenze concrete.
Un caso pratico può aiutare a comprenderne la rilevanza.
Durante la normale fruizione di una piscina alberghiera, un dispositivo per la pulizia del fondale era stato posizionato in vasca e collegato mediante una lunga tubazione a un punto situato su un muro distante. Il tubo attraversava un’area di passaggio utilizzata dagli ospiti, in prossimità dei lettini e delle persone presenti nella zona solarium.
Una situazione di questo tipo può determinare diversi rischi.
Il primo, immediatamente percepibile, è il rischio di inciampo e caduta, aggravato dalla possibile presenza di superfici bagnate.
Possono inoltre essere presenti:
- rischio di intralcio;
- rischio di impigliamento;
- rischio di urto;
- interferenza con i normali percorsi degli ospiti;
- possibile ostacolo alle operazioni di emergenza.
Se l’attrezzatura utilizza acqua in pressione, devono essere valutati anche i possibili rischi collegati a:
- distacco accidentale di tubazioni o raccordi;
- rottura del tubo;
- movimento incontrollato della tubazione;
- getti improvvisi.
Sotto il profilo igienico-sanitario, la pulizia del fondale durante la presenza dei bagnanti può inoltre determinare, in funzione del sistema utilizzato e delle condizioni della vasca, la risospensione di sedimenti e materiale organico.
La rilevanza di questo rischio deve essere valutata concretamente in relazione alla qualità dell’acqua, alla filtrazione, alla disinfezione e alle modalità operative adottate.
La regola organizzativa deve essere chiara: le attività di pulizia e manutenzione devono essere pianificate evitando interferenze con gli utenti oppure, quando tecnicamente compatibili con la presenza dei bagnanti, mediante adeguata delimitazione e gestione in sicurezza dell’area interessata.
Figure e responsabilità
La sicurezza della piscina richiede una chiara individuazione delle figure coinvolte.
A seconda della tipologia della struttura e della normativa applicabile possono essere presenti:
- Responsabile della piscina;
- Assistente bagnanti;
- Addetto agli impianti tecnologici;
- Datore di lavoro;
- RSPP;
- eventuali preposti;
- addetti al primo soccorso;
- addetti antincendio;
- Medico competente, quando previsto;
- RLS o RLST;
- istruttori;
- lavoratori autonomi;
- manutentori;
- imprese esterne.
Le rispettive funzioni non devono essere confuse.
Deve essere chiaro:
- chi effettua i controlli;
- chi segnala le anomalie;
- chi può intervenire sugli impianti;
- chi può disporre l’interdizione della vasca;
- chi gestisce l’emergenza;
- chi autorizza la riapertura dopo un’anomalia tecnica.
Quando l’Addetto agli impianti tecnologici è un manutentore esterno, l’organizzazione della struttura deve comunque garantire continuità nella gestione delle anomalie e definire quali attività possano essere svolte dal personale presente e quali richiedano l’intervento del tecnico competente.
Segnaletica di sicurezza
La segnaletica deve essere coerente con i pericoli effettivamente presenti e con le procedure della struttura.
Occorre distinguere tra:
- segnaletica di avvertimento;
- segnaletica di divieto;
- segnaletica di obbligo o prescrizione;
- segnaletica di emergenza e soccorso.
A queste possono affiancarsi istruzioni operative e misure precauzionali rivolte a personale e utenti.
La segnaletica, tuttavia, non sostituisce mai una misura tecnica o organizzativa.
Un tubo che attraversa un percorso non diventa sicuro semplicemente perché segnalato. Il rischio deve essere prima eliminato o ridotto, intervenendo sull’organizzazione dell’attività, sulla delimitazione dell’area o sulla programmazione temporale della pulizia.
Procedure di emergenza
Ogni struttura dovrebbe disporre di procedure chiare per la gestione delle emergenze.
In caso di pericolo o anomalia significativa, la sequenza operativa dovrebbe prevedere:
- rilevazione del pericolo;
- sospensione immediata dell’attività, quando necessario;
- interdizione dell’area interessata;
- allerta del Responsabile della piscina e delle figure competenti;
- attivazione del soccorso;
- chiamata al 112, quando necessaria;
- eventuale arresto dell’impianto secondo le procedure previste;
- registrazione dell’evento;
- verifica tecnica;
- ripristino e riapertura solo in condizioni di sicurezza.
Anche in questo caso la segnaletica supporta la procedura, ma non sostituisce organizzazione, formazione, manutenzione e capacità di intervento.
Piscine all’aperto: il rischio incendio non si ferma al bordo vasca
Per le piscine all’aperto, soprattutto durante il periodo estivo, la valutazione deve estendersi anche ai rischi collaterali presenti nell’area circostante.
Devono essere considerati, tra gli altri:
- vegetazione secca;
- siepi e pinete;
- aree cespugliate;
- terreni confinanti;
- rischio di incendio boschivo o di interfaccia;
- bar e chioschi;
- cucine estive;
- barbecue;
- bombole GPL;
- quadri elettrici;
- pompe e motori;
- gruppi elettrogeni;
- locali tecnici;
- prodotti chimici per il trattamento dell’acqua;
- lettini, materassini e arredi combustibili;
- tende, gazebo e allestimenti stagionali;
- fumo e mozziconi;
- candele, torce e fiamme libere.
Nelle strutture ricettive, la gestione dell’area piscina deve essere coordinata con la prevenzione incendi dell’intera attività.
Focus Puglia 2026
In Puglia, la gestione delle piscine deve tenere conto della L.R. 15 dicembre 2008, n. 35 e dei relativi atti regionali applicabili.
Per la stagione estiva 2026 assume inoltre particolare rilievo il DPGR Puglia 25 maggio 2026, n. 299, che dichiara dal 15 giugno al 15 settembre 2026 lo stato di grave pericolosità per gli incendi nelle aree boscate, cespugliate, arborate e a pascolo della Regione, salvo eventuali estensioni temporali connesse all’andamento meteo-climatico.
Per le piscine all’aperto situate in prossimità di tali aree, il rischio incendio esterno o di interfaccia deve essere integrato nella pianificazione della sicurezza.
Particolare attenzione deve essere dedicata a:
- vie di esodo;
- accessibilità dei mezzi di soccorso;
- gestione della vegetazione;
- attività con fiamme libere;
- affollamento;
- informazione degli ospiti;
- procedure di evacuazione.
Situazioni da evitare
Durante l’apertura e la fruizione della piscina non devono essere presenti situazioni organizzative che introducano rischi non adeguatamente controllati.
Tra gli esempi:
- tubazioni che attraversano percorsi frequentati;
- attrezzature di pulizia lasciate in aree di passaggio;
- ostacoli lungo le vie di esodo;
- griglie o prese danneggiate;
- segnaletica assente o non leggibile;
- materiali combustibili accumulati;
- fiamme libere in prossimità di vegetazione secca;
- accessi ai soccorsi ostruiti;
- anomalie impiantistiche non gestite;
- personale che non conosce la procedura di emergenza.
Controllare, registrare, migliorare
La sicurezza deve essere gestita come un processo continuo.
Una struttura ben organizzata dovrebbe prevedere:
- controlli prima dell’apertura;
- verifiche periodiche;
- manutenzioni programmate;
- registrazione delle anomalie;
- gestione delle non conformità;
- analisi di incidenti e quasi incidenti;
- aggiornamento delle procedure;
- formazione e informazione del personale;
- riesame periodico delle condizioni di sicurezza.
Questo approccio è coerente anche con i principi dei sistemi di gestione ISO 9001 e ISO 45001, nei quali assumono rilievo:
- responsabilità definite;
- controllo operativo;
- informazioni documentate;
- gestione delle non conformità;
- azioni correttive;
- preparazione alle emergenze;
- miglioramento continuo.
La sicurezza di una piscina nasce quindi dall’integrazione tra norme cogenti, norme tecniche, organizzazione, manutenzione, vigilanza e comportamento consapevole.
Non basta che un impianto funzioni.
Deve funzionare in sicurezza, in ogni momento e durante tutte le attività che si svolgono contemporaneamente nella struttura.
Riferimenti essenziali
- D.Lgs. 9 aprile 2008, n. 81;
- D.M. 1 settembre 2021;
- D.M. 2 settembre 2021;
- D.M. 3 settembre 2021;
- D.M. 3 agosto 2015 e successive modifiche, Codice di prevenzione incendi, quando applicabile;
- Accordo Stato-Regioni 16 gennaio 2003;
- L.R. Puglia 15 dicembre 2008, n. 35;
- Nota Regione Puglia del 12 maggio 2026 sulla disciplina delle piscine a uso pubblico o collettivo;
- DPGR Puglia 25 maggio 2026, n. 299;
- UNI EN 15288;
- UNI EN 13451;
- UNI 10637;
- UNI EN ISO 9001:2015;
- UNI ISO 45001:2018.
La pubblicazione è accompagnata da una guida visiva e da una guida tecnico-operativa di approfondimento, predisposte come strumenti di supporto per gestori, professionisti, lavoratori e organizzazioni impegnate nella gestione della sicurezza delle piscine.