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Suoli e produzioni, verifiche ancora aperte


Incendio di Lequile · Ambiente e salute
A oltre un mese dal rogo, gli accertamenti non sono conclusi. Provincia, ARPA e ASL proseguono le verifiche. Il nodo ora riguarda soprattutto suoli, vegetazione, produzioni e possibili ricadute sul territorio.

A oltre un mese dall’incendio divampato il 29 agosto nell’area di Lequile, il quadro delle possibili conseguenze ambientali e sanitarie non è ancora completo.

A dirlo è ora espressamente la Provincia di Lecce . Nell’aggiornamento ufficiale del 5 ottobre, il presidente Fabio Tarantino riferisce che Provincia, ASL Lecce e ARPA Puglia stanno continuando a lavorare per acquisire gli elementi necessari a valutare le conseguenze dell’incendio.

Provincia di Lecce · 5 ottobre 2026
«I dati emersi meritano attenzione e approfondimento».
Il lavoro deve proseguire fino alla definizione di un quadro completo delle eventuali ricadute sull’ambiente, sui suoli, sulle produzioni e sulla salute.

Il messaggio istituzionale è prudente ma chiaro: occorre evitare sia sottovalutazioni sia conclusioni anticipate. Le eventuali ulteriori misure dovranno essere valutate sulla base dei risultati degli accertamenti.


Suoli e produzioni, verifiche ancora aperte
Il quadro al 6 ottobre
ARIA Sono disponibili risultati delle rilevazioni effettuate durante e nei giorni successivi all’incendio.
SUOLI Il quadro dei campionamenti e delle possibili ricadute al suolo non risulta ancora completato.
VEGETAZIONE E PRODUZIONI Sono stati annunciati controlli sanitari e sulla filiera alimentare, ma manca ancora un quadro pubblico complessivo degli esiti.
ACQUE Le misure precauzionali hanno interessato anche l’utilizzo delle acque di pozzo. Resta rilevante conoscere il quadro complessivo dei controlli.

Dall’aria ai terreni: perché la verifica non è finita

Le prime analisi ambientali si sono concentrate inevitabilmente sull’aria. Nei giorni immediatamente successivi all’incendio, la Prefettura di Lecce ha diffuso gli aggiornamenti relativi alle rilevazioni effettuate da ARPA Puglia.

I dati iniziali sui microinquinanti organici rilevati nelle postazioni più vicine all’incendio indicavano un impatto elevato, seguito nei giorni successivi da una progressiva e significativa diminuzione.

La diminuzione delle concentrazioni nell’aria, tuttavia, non risponde automaticamente alla domanda su ciò che può essere ricaduto sul terreno.

Aria e suolo sono due verifiche diverse
Il miglioramento della qualità dell’aria indica l’evoluzione delle concentrazioni atmosferiche. Per conoscere le eventuali ricadute persistenti occorre invece analizzare direttamente terreno, vegetazione e altre matrici interessate.

Diossine e PCB: cosa comunica direttamente il Comitato

Un ulteriore elemento arriva dal Comitato Prevenzione Incendi Salento, che ha pubblicato sulla propria pagina Facebook un aggiornamento relativo ai dati ottenuti dopo una propria richiesta inviata via PEC.

Secondo quanto comunicato direttamente dal Comitato, nel primo giorno di rilevazione le concentrazioni di diossine e PCB avrebbero raggiunto valori quasi 50 volte superiori al valore indicato come soglia nei pressi dell’incendio e quasi 20 volte superiori nell’abitato di Lequile.

Sempre secondo il Comitato, dal quarto giorno, dopo l’estinzione dell’incendio, i valori sarebbero rientrati nella norma.

La fonte del dato Queste informazioni sono riportate direttamente dal Comitato Prevenzione Incendi Salento sulla propria pagina Facebook, sulla base dei dati che dichiara di avere ottenuto a seguito della propria PEC.

L’espressione utilizzata dal Comitato è «valore soglia». ZEMA News non la trasforma in “limite di legge”, non essendo disponibile in questa sede il documento analitico completo necessario a qualificare con precisione il parametro di confronto.

La domanda decisiva: cosa è ricaduto sul terreno?

È proprio il Comitato, nello stesso aggiornamento, a porre il problema che oggi diventa centrale: quanta diossina è ricaduta sul terreno e dove?

Nella comunicazione pubblicata sulla pagina Facebook, il Comitato afferma inoltre che «i campionamenti di terreni e piante devono ancora essere effettuati» e osserva che, senza questi rilievi, non è ancora possibile completare lo studio delle ricadute.

Il punto ancora aperto
Sapere che i valori nell’aria sono diminuiti non basta: occorre sapere se, dove e in quale misura gli inquinanti siano ricaduti su suoli e vegetazione.

Produzioni agricole: i controlli sanitari

Il tema delle produzioni agricole e alimentari era stato affrontato dalle istituzioni già nei primi giorni dell’emergenza.

La Prefettura di Lecce aveva comunicato la predisposizione da parte della ASL di un piano straordinario di campionamenti rivolto alle attività produttive e alimentari presenti nell’area interessata.

L’attenzione ha riguardato aziende agricole, produzioni alimentari, allevamenti e produzioni di origine animale, insieme agli altri elementi necessari a verificare eventuali conseguenze sulla catena alimentare.

Proprio per questo, oggi, il passaggio decisivo è conoscere gli esiti analitici dei controlli effettuati e di quelli ancora da completare.

Le precauzioni adottate

Nella fase dell’emergenza furono adottate misure precauzionali riguardanti gli ortaggi, le produzioni alimentari, il pascolo, il foraggio e l’utilizzo dell’acqua dei pozzi.

Successivamente, una volta conclusa la fase di spegnimento, furono mantenute indicazioni precauzionali, tra cui particolare attenzione al lavaggio degli ortaggi e all’utilizzo a scopo potabile delle acque provenienti da pozzi di falda superficiale nell’area interessata.

Le precauzioni, però, non costituiscono di per sé la prova dell’esistenza di una contaminazione: servono a proteggere la popolazione in attesa degli accertamenti.

Una cronologia che non si ferma allo spegnimento

29 agosto Divampa l’incendio nell’area di Lequile. Iniziano le operazioni di emergenza e il monitoraggio ambientale.
Primi giorni di settembre ARPA monitora aria e microinquinanti. ASL avvia verifiche sulle produzioni. Vengono adottate misure precauzionali.
Fine settembre Il Comitato Prevenzione Incendi Salento rende noto di avere ottenuto, a seguito della propria PEC, dati relativi anche a diossine e PCB e pone il problema delle verifiche su terreni e piante.
5 ottobre La Provincia di Lecce conferma che Provincia, ASL e ARPA stanno ancora lavorando per completare il quadro delle eventuali ricadute su ambiente, suoli, produzioni e salute.

L’8 ottobre il caso in Consiglio provinciale

La vicenda approda ora anche in Consiglio provinciale.

Nell’ordine del giorno della seduta straordinaria convocata per giovedì 8 ottobre figura una mozione presentata dal consigliere Vincenzo Carlà, a seguito del grave incendio nel territorio comunale di Lequile, per l’implementazione delle attrezzature a disposizione di ARPA Puglia.

Ciò che occorre conoscere
Quali sostanze sono ricadute su terreni e vegetazione, dove e in quali concentrazioni?
Per rispondere servono i risultati dei campionamenti: punti di prelievo, matrici analizzate, sostanze ricercate, concentrazioni riscontrate e relativa valutazione sanitaria e ambientale.

Il dossier resta aperto

Spegnimento dell’incendio e conclusione dell’accertamento ambientale sono due momenti diversi.

È la stessa Provincia, il 5 ottobre, a confermare che il lavoro deve proseguire fino alla disponibilità di un quadro completo.

Allo stato delle informazioni pubblicamente disponibili, non sarebbe corretto concludere né che terreni e produzioni siano contaminati, né che possano essere definitivamente considerati indenni dalle conseguenze dell’incendio.

Servono i dati
ZEMA News continuerà a seguire gli accertamenti relativi a suoli, vegetazione, produzioni alimentari e acque. Non servono conclusioni preventive, in un senso o nell’altro: servono risultati scientifici verificabili, completi e accessibili.
Approfondimento
Speciale ZEMA News · Incendio di Lequile
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