Dall’aria ai terreni: perché la verifica non è finita
Le prime analisi ambientali si sono concentrate inevitabilmente sull’aria. Nei giorni immediatamente successivi all’incendio, la Prefettura di Lecce ha diffuso gli aggiornamenti relativi alle rilevazioni effettuate da ARPA Puglia.
I dati iniziali sui microinquinanti organici rilevati nelle postazioni più vicine all’incendio indicavano un impatto elevato, seguito nei giorni successivi da una progressiva e significativa diminuzione.
La diminuzione delle concentrazioni nell’aria, tuttavia, non risponde automaticamente alla domanda su ciò che può essere ricaduto sul terreno.
Diossine e PCB: cosa comunica direttamente il Comitato
Un ulteriore elemento arriva dal Comitato Prevenzione Incendi Salento, che ha pubblicato sulla propria pagina Facebook un aggiornamento relativo ai dati ottenuti dopo una propria richiesta inviata via PEC.
Secondo quanto comunicato direttamente dal Comitato, nel primo giorno di rilevazione le concentrazioni di diossine e PCB avrebbero raggiunto valori quasi 50 volte superiori al valore indicato come soglia nei pressi dell’incendio e quasi 20 volte superiori nell’abitato di Lequile.
Sempre secondo il Comitato, dal quarto giorno, dopo l’estinzione dell’incendio, i valori sarebbero rientrati nella norma.
L’espressione utilizzata dal Comitato è «valore soglia». ZEMA News non la trasforma in “limite di legge”, non essendo disponibile in questa sede il documento analitico completo necessario a qualificare con precisione il parametro di confronto.
La domanda decisiva: cosa è ricaduto sul terreno?
È proprio il Comitato, nello stesso aggiornamento, a porre il problema che oggi diventa centrale: quanta diossina è ricaduta sul terreno e dove?
Nella comunicazione pubblicata sulla pagina Facebook, il Comitato afferma inoltre che «i campionamenti di terreni e piante devono ancora essere effettuati» e osserva che, senza questi rilievi, non è ancora possibile completare lo studio delle ricadute.
Produzioni agricole: i controlli sanitari
Il tema delle produzioni agricole e alimentari era stato affrontato dalle istituzioni già nei primi giorni dell’emergenza.
La Prefettura di Lecce aveva comunicato la predisposizione da parte della ASL di un piano straordinario di campionamenti rivolto alle attività produttive e alimentari presenti nell’area interessata.
L’attenzione ha riguardato aziende agricole, produzioni alimentari, allevamenti e produzioni di origine animale, insieme agli altri elementi necessari a verificare eventuali conseguenze sulla catena alimentare.
Proprio per questo, oggi, il passaggio decisivo è conoscere gli esiti analitici dei controlli effettuati e di quelli ancora da completare.
Le precauzioni adottate
Nella fase dell’emergenza furono adottate misure precauzionali riguardanti gli ortaggi, le produzioni alimentari, il pascolo, il foraggio e l’utilizzo dell’acqua dei pozzi.
Successivamente, una volta conclusa la fase di spegnimento, furono mantenute indicazioni precauzionali, tra cui particolare attenzione al lavaggio degli ortaggi e all’utilizzo a scopo potabile delle acque provenienti da pozzi di falda superficiale nell’area interessata.
Le precauzioni, però, non costituiscono di per sé la prova dell’esistenza di una contaminazione: servono a proteggere la popolazione in attesa degli accertamenti.
Una cronologia che non si ferma allo spegnimento
L’8 ottobre il caso in Consiglio provinciale
La vicenda approda ora anche in Consiglio provinciale.
Nell’ordine del giorno della seduta straordinaria convocata per giovedì 8 ottobre figura una mozione presentata dal consigliere Vincenzo Carlà, a seguito del grave incendio nel territorio comunale di Lequile, per l’implementazione delle attrezzature a disposizione di ARPA Puglia.
Il dossier resta aperto
Spegnimento dell’incendio e conclusione dell’accertamento ambientale sono due momenti diversi.
È la stessa Provincia, il 5 ottobre, a confermare che il lavoro deve proseguire fino alla disponibilità di un quadro completo.
Allo stato delle informazioni pubblicamente disponibili, non sarebbe corretto concludere né che terreni e produzioni siano contaminati, né che possano essere definitivamente considerati indenni dalle conseguenze dell’incendio.
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