images/logo.png

El Niño, tra rischio e allarme


CLIMA · SETTEMBRE 2026
El Niño e cambiamenti climatici: il fenomeno in atto, le conseguenze e le possibili evoluzioni

El Niño, tra rischio e allarme
PRIMA DI TUTTO · CHE COS'È El Niño, un fenomeno naturale del Pacifico

El Niño è un fenomeno climatico naturale e ricorrente, la fase calda dell'ENSO (El Niño-Southern Oscillation), caratterizzato da un anomalo riscaldamento delle acque superficiali del Pacifico equatoriale centrale e orientale e da cambiamenti nella circolazione atmosferica.

Si manifesta a intervalli irregolari, generalmente ogni 2–7 anni, può durare diversi mesi e tende a raggiungere la sua massima intensità tra la fine dell'anno e l'inizio di quello successivo.

Le alterazioni del sistema oceano-atmosfera possono influenzare temperature e precipitazioni in diverse aree del pianeta. Intensità ed effetti, tuttavia, variano da un episodio all'altro e da una regione all'altra.

Nel 2026 El Niño si è progressivamente consolidato nel Pacifico tropicale. Dopo i primi segnali osservati in primavera, il fenomeno si è rafforzato durante l'estate. Ora l'attenzione si sposta sui prossimi mesi.

Secondo l'Organizzazione Meteorologica Mondiale, le condizioni eccezionalmente calde del Pacifico tropicale favoriscono un ulteriore rafforzamento: l'episodio potrebbe raggiungere un'intensità molto forte prima del picco previsto verso la fine dell'anno.

WMO · 3 SETTEMBRE 2026 El Niño è ormai saldamente stabilito nel Pacifico tropicale. L'attenzione si concentra sulla sua possibile ulteriore intensificazione e sui rischi climatici associati.

L'intensità prevista rende particolarmente importante distinguere ciò che è già stato osservato, ciò che viene previsto e ciò che potrà essere verificato soltanto nei prossimi mesi.

IL QUADRO WMO · 3 SETTEMBRE 2026
In atto El Niño è saldamente stabilito nel Pacifico tropicale.
Molto forte È l'intensità che potrebbe raggiungere nei prossimi mesi.
≈ 100% Probabilità indicata dalla WMO di persistenza fino a febbraio 2027.

Che cosa sta succedendo nel Pacifico

El Niño è la fase calda dell'ENSO, El Niño-Southern Oscillation. Non è una tempesta e non è un singolo evento meteorologico: coinvolge contemporaneamente oceano e atmosfera.

L'evoluzione nel tempo

La sequenza permette di distinguere i precedenti storici dall'episodio attuale e di seguire i segnali osservati nel Pacifico durante il 2026.

I precedenti
1997–1998 · UN GRANDE PRECEDENTE

El Niño colpisce la costa del Perù

Uno degli episodi storici più intensi: piogge e piene provocarono gravi danni anche alle infrastrutture.

Ponte danneggiato in Perù durante El Niño del 1998
Perù · 1998. Ponte sulla costa peruviana danneggiato dalle piene durante El Niño 1997-1998. Alfredo Bianco · Wikimedia Commons · pubblico dominio.
26 MARZO 2023 · PERÙ

L'acqua invade il deserto di Sechura

Durante il Niño costiero del 2023, le precipitazioni trasformarono temporaneamente il paesaggio arido del nord del Perù.

Allagamenti nel deserto di Sechura in Perù nel marzo 2023
Perù · 26 marzo 2023. Allagamenti nel deserto di Sechura durante El Niño costiero. Ministerio de Defensa del Perú / Rolly Reyna · Wikimedia Commons · CC BY 2.0.
L'episodio 2026 · dalle prime anomalie a oggi
MARZO–MAGGIO 2026 · I PRECURSORI

L'acqua calda comincia a spostarsi verso est

Sentinel-6 osserva una grande onda di acqua più calda e più alta che attraversa il Pacifico: uno dei segnali precursori di El Niño.

8 GIUGNO 2026 · IL SEGNALE SI CONSOLIDA

El Niño diventa visibile dallo spazio

Una vasta fascia di acqua più alta della media appare nel Pacifico equatoriale centrale e orientale.

Anomalie dell'altezza della superficie marina nel Pacifico l'8 giugno 2026
Pacifico · 8 giugno 2026. Anomalie dell'altezza della superficie marina osservate da Sentinel-6 Michael Freilich. NASA Earth Observatory / Lauren Dauphin; dati NASA/JPL-Caltech.
GIUGNO 2026 · L'ECOSISTEMA RISPONDE

Diminuisce la clorofilla nel Pacifico centrale

Il cambiamento non riguarda soltanto l'acqua: PACE registra una riduzione della clorofilla, indicatore della presenza di fitoplancton.

Confronto della clorofilla nel Pacifico tra giugno 2025 e giugno 2026
Pacifico · giugno 2025 / giugno 2026. Concentrazioni di clorofilla-a osservate dall'Ocean Color Instrument del satellite PACE. NASA Earth Observatory / Michala Garrison; dati NASA PACE/OB.DAAC.
EVENTO NEL CONTESTO CLIMATICO 26 AGOSTO 2026 · NEPAL

Il collasso glaciale e la piena devastante

Un enorme collasso di ghiaccio e roccia nell'area himalayana al confine tra Nepal e Tibet innesca una violentissima colata di detriti e una piena improvvisa. Villaggi e infrastrutture vengono travolti.

A settimane di distanza il bilancio resta drammatico e ancora in evoluzione: circa 1.400 vittime e oltre 5.000 dispersi secondo gli aggiornamenti disponibili a metà settembre.

3 SETTEMBRE 2026 · DOVE SIAMO OGGI

El Niño è ormai saldamente stabilito

La WMO prevede un ulteriore rafforzamento: l'episodio potrebbe raggiungere un'intensità molto forte prima del picco verso la fine dell'anno.

FINO A FEBBRAIO 2027 · LO SCENARIO

Quasi certa la persistenza, non i singoli effetti

La WMO indica una probabilità prossima al 100% che El Niño persista fino a febbraio 2027. Questo non significa sapere già che tempo farà in ogni regione.

Piogge, siccità e caldo

Un El Niño molto forte può modificare le probabilità di precipitazioni e temperature in molte regioni del mondo. Gli effetti, però, non sono uguali ovunque.

Temperature Maggiore probabilità di caldo anomalo in numerose aree.
Piogge In alcune regioni può aumentare la probabilità di precipitazioni intense.
Siccità Altrove possono prevalere condizioni più calde e secche.
NEPAL · COSA CI INSEGNA IL CASO DEL 26 AGOSTO Un evento estremo non ha necessariamente una sola causa

La catastrofe himalayana mostra perché sia necessario distinguere tra causa immediata, fattori predisponenti e contesto climatico. Il collasso è avvenuto in un ambiente sottoposto a forte riscaldamento e mentre El Niño si rafforzava, ma la coincidenza temporale non dimostra un rapporto diretto di causa-effetto.

Dagli eventi estremi alla fame

Il rischio climatico può diventare rischio sociale

Siccità e alluvioni non colpiscono soltanto il territorio: possono ridurre i raccolti, distruggere il bestiame e le infrastrutture, far perdere reddito alle famiglie e rendere il cibo più difficile da acquistare. È attraverso questa catena che El Niño può contribuire ad aggravare fame e povertà nei Paesi già vulnerabili.

CLIMA
RACCOLTI
E BESTIAME
PREZZI
DEL CIBO
REDDITI
FAME
E POVERTÀ

Per milioni di piccoli agricoltori e allevatori un raccolto perso non significa soltanto meno cibo disponibile: significa anche perdita di reddito, delle sementi per la stagione successiva, del bestiame o di altri beni necessari per continuare a produrre.

La siccità può ridurre raccolti, pascoli e disponibilità d'acqua. Le alluvioni possono invece distruggere campi, animali, strade, depositi e collegamenti con i mercati.

Se diminuisce la produzione e aumentano contemporaneamente le necessità di approvvigionamento o di importazione, possono crescere anche le pressioni sui prezzi alimentari. Le famiglie economicamente più fragili rischiano così un doppio problema: meno reddito e cibo meno accessibile.

+49 milioni il rischio aggiuntivo stimato dal World Food Programme

Secondo l'analisi pubblicata dal WFP nell'agosto 2026, l'El Niño 2026-2027 potrebbe spingere almeno 49 milioni di persone in più nell'insicurezza alimentare acuta entro la fine del 2027.

L'analisi riguarda 45 Paesi già vulnerabili sul piano alimentare e nei quali El Niño potrebbe incidere significativamente attraverso siccità, alluvioni, anomalie delle precipitazioni e temperature elevate.

Nei Paesi considerati dal WFP, il numero complessivo di persone in condizioni di insicurezza alimentare acuta potrebbe passare da circa 225 milioni a 274 milioni, con un incremento di circa il 22%.

Tra le aree maggiormente esposte figurano parti dell'America Centrale e dell'Africa australe, mentre rischi significativi riguardano anche l'Africa orientale e aree dell'Asia meridionale e sud-orientale.

Non significa che El Niño causerà da solo 49 milioni di nuovi casi di fame

È una proiezione di rischio. Molti dei Paesi considerati affrontano già povertà, conflitti, instabilità economica, sfollamenti e precedenti shock climatici. El Niño può aggravare queste condizioni, ma non ne costituisce necessariamente l'unica causa.

DAL NEPAL ALLA VULNERABILITÀ SOCIALE Quando il disastro distrugge anche i mezzi di sussistenza

Il caso del Nepal mostra un altro passaggio importante: un evento estremo non produce soltanto vittime e danni immediati. Quando vengono distrutti villaggi, strade, terreni, attività e collegamenti, le comunità possono perdere anche reddito, accesso ai mercati, disponibilità di alimenti e capacità di ripresa. È questo il punto di contatto tra disastro climatico, impoverimento e rischio di insicurezza alimentare.

Questo non significa attribuire a El Niño la povertà o la fame prodotte da uno specifico disastro. Significa invece riconoscere che la vulnerabilità economica determina quanto profondamente uno shock naturale può incidere sulla vita delle persone. A parità di evento, una comunità con poche risorse, infrastrutture fragili e scarse possibilità di ricostruzione rischia conseguenze molto più durature.

FAO + WFP · AZIONE ANTICIPATORIA Proteggere quasi 9 milioni di persone prima della crisi

FAO e World Food Programme hanno lanciato un piano congiunto per l'El Niño 2026-2027 rivolto a 8,8 milioni di persone in 22 Paesi ad alto rischio. Gli interventi comprendono assistenza economica, sementi resistenti alla siccità o alle inondazioni, protezione del bestiame, raccolta e conservazione dell'acqua, opere contro le alluvioni, consulenza agricola e sistemi di allerta precoce.

El Niño e cambiamento climatico

Non sono la stessa cosa. El Niño appartiene alla variabilità naturale del sistema climatico; il riscaldamento globale è invece una tendenza di lungo periodo. Oggi, però, i due fenomeni si sovrappongono.

El Niño Variabilità naturale del sistema oceano-atmosfera del Pacifico tropicale.
Riscaldamento globale Aumento della temperatura media globale nel lungo periodo, principalmente legato all'accumulo antropico di gas serra.

E in Italia?

Un El Niño molto forte non permette, da solo, di prevedere l'inverno italiano. Il rapporto con Europa e Mediterraneo è meno diretto di quello osservato nel Pacifico tropicale.

Gli effetti di El Niño sono più facilmente riconoscibili in alcune regioni direttamente collegate alla circolazione del Pacifico. In Europa il segnale è più complesso.

Che cosa sappiamo oggi

La fotografia al 21 settembre 2026. El Niño è saldamente stabilito e in rafforzamento. La sua persistenza nei prossimi mesi è prevista con un livello di confidenza molto elevato. Gli effetti concreti, invece, dovranno essere osservati regione per regione.

La sequenza del 2026 mostra già l'evoluzione del fenomeno: i precursori della primavera, il consolidamento delle anomalie oceaniche, le osservazioni satellitari, i cambiamenti nell'ecosistema marino e il rafforzamento rilevato durante l'estate.

Ma il quadro non è soltanto meteorologico. Le analisi di FAO e WFP mostrano come gli shock climatici possano propagarsi attraverso i sistemi alimentari: dai raccolti ai redditi, dai prezzi alla sicurezza alimentare.

È per questo che le organizzazioni internazionali stanno intervenendo prima che gli effetti più gravi si manifestino: l'obiettivo è evitare che siccità, alluvioni e perdite agricole si trasformino in nuove crisi alimentari e in ulteriore impoverimento delle popolazioni già vulnerabili.

La parte della storia che riguarda il 2027 non è ancora una cronaca: è uno scenario previsionale. ZEMA News continuerà quindi a distinguere ciò che viene osservato, ciò che viene previsto e ciò che le successive analisi scientifiche potranno attribuire ai diversi fattori climatici, economici e sociali.

© Riproduzione riservata.