El Niño è un fenomeno climatico naturale e ricorrente, la fase calda dell'ENSO (El Niño-Southern Oscillation), caratterizzato da un anomalo riscaldamento delle acque superficiali del Pacifico equatoriale centrale e orientale e da cambiamenti nella circolazione atmosferica.
Si manifesta a intervalli irregolari, generalmente ogni 2–7 anni, può durare diversi mesi e tende a raggiungere la sua massima intensità tra la fine dell'anno e l'inizio di quello successivo.
Le alterazioni del sistema oceano-atmosfera possono influenzare temperature e precipitazioni in diverse aree del pianeta. Intensità ed effetti, tuttavia, variano da un episodio all'altro e da una regione all'altra.
Nel 2026 El Niño si è progressivamente consolidato nel Pacifico tropicale. Dopo i primi segnali osservati in primavera, il fenomeno si è rafforzato durante l'estate. Ora l'attenzione si sposta sui prossimi mesi.
Secondo l'Organizzazione Meteorologica Mondiale, le condizioni eccezionalmente calde del Pacifico tropicale favoriscono un ulteriore rafforzamento: l'episodio potrebbe raggiungere un'intensità molto forte prima del picco previsto verso la fine dell'anno.
L'intensità prevista rende particolarmente importante distinguere ciò che è già stato osservato, ciò che viene previsto e ciò che potrà essere verificato soltanto nei prossimi mesi.
Che cosa sta succedendo nel Pacifico
El Niño è la fase calda dell'ENSO, El Niño-Southern Oscillation. Non è una tempesta e non è un singolo evento meteorologico: coinvolge contemporaneamente oceano e atmosfera.
L'evoluzione nel tempo
La sequenza permette di distinguere i precedenti storici dall'episodio attuale e di seguire i segnali osservati nel Pacifico durante il 2026.
I precedentiEl Niño colpisce la costa del Perù
Uno degli episodi storici più intensi: piogge e piene provocarono gravi danni anche alle infrastrutture.
L'acqua invade il deserto di Sechura
Durante il Niño costiero del 2023, le precipitazioni trasformarono temporaneamente il paesaggio arido del nord del Perù.
L'acqua calda comincia a spostarsi verso est
Sentinel-6 osserva una grande onda di acqua più calda e più alta che attraversa il Pacifico: uno dei segnali precursori di El Niño.
El Niño diventa visibile dallo spazio
Una vasta fascia di acqua più alta della media appare nel Pacifico equatoriale centrale e orientale.
Diminuisce la clorofilla nel Pacifico centrale
Il cambiamento non riguarda soltanto l'acqua: PACE registra una riduzione della clorofilla, indicatore della presenza di fitoplancton.
Il collasso glaciale e la piena devastante
Un enorme collasso di ghiaccio e roccia nell'area himalayana al confine tra Nepal e Tibet innesca una violentissima colata di detriti e una piena improvvisa. Villaggi e infrastrutture vengono travolti.
A settimane di distanza il bilancio resta drammatico e ancora in evoluzione: circa 1.400 vittime e oltre 5.000 dispersi secondo gli aggiornamenti disponibili a metà settembre.
El Niño è ormai saldamente stabilito
La WMO prevede un ulteriore rafforzamento: l'episodio potrebbe raggiungere un'intensità molto forte prima del picco verso la fine dell'anno.
Quasi certa la persistenza, non i singoli effetti
La WMO indica una probabilità prossima al 100% che El Niño persista fino a febbraio 2027. Questo non significa sapere già che tempo farà in ogni regione.
Piogge, siccità e caldo
Un El Niño molto forte può modificare le probabilità di precipitazioni e temperature in molte regioni del mondo. Gli effetti, però, non sono uguali ovunque.
La catastrofe himalayana mostra perché sia necessario distinguere tra causa immediata, fattori predisponenti e contesto climatico. Il collasso è avvenuto in un ambiente sottoposto a forte riscaldamento e mentre El Niño si rafforzava, ma la coincidenza temporale non dimostra un rapporto diretto di causa-effetto.
Dagli eventi estremi alla fame
E BESTIAME
DEL CIBO
E POVERTÀ
Per milioni di piccoli agricoltori e allevatori un raccolto perso non significa soltanto meno cibo disponibile: significa anche perdita di reddito, delle sementi per la stagione successiva, del bestiame o di altri beni necessari per continuare a produrre.
La siccità può ridurre raccolti, pascoli e disponibilità d'acqua. Le alluvioni possono invece distruggere campi, animali, strade, depositi e collegamenti con i mercati.
Se diminuisce la produzione e aumentano contemporaneamente le necessità di approvvigionamento o di importazione, possono crescere anche le pressioni sui prezzi alimentari. Le famiglie economicamente più fragili rischiano così un doppio problema: meno reddito e cibo meno accessibile.
Secondo l'analisi pubblicata dal WFP nell'agosto 2026, l'El Niño 2026-2027 potrebbe spingere almeno 49 milioni di persone in più nell'insicurezza alimentare acuta entro la fine del 2027.
L'analisi riguarda 45 Paesi già vulnerabili sul piano alimentare e nei quali El Niño potrebbe incidere significativamente attraverso siccità, alluvioni, anomalie delle precipitazioni e temperature elevate.
Nei Paesi considerati dal WFP, il numero complessivo di persone in condizioni di insicurezza alimentare acuta potrebbe passare da circa 225 milioni a 274 milioni, con un incremento di circa il 22%.
Tra le aree maggiormente esposte figurano parti dell'America Centrale e dell'Africa australe, mentre rischi significativi riguardano anche l'Africa orientale e aree dell'Asia meridionale e sud-orientale.
È una proiezione di rischio. Molti dei Paesi considerati affrontano già povertà, conflitti, instabilità economica, sfollamenti e precedenti shock climatici. El Niño può aggravare queste condizioni, ma non ne costituisce necessariamente l'unica causa.
Il caso del Nepal mostra un altro passaggio importante: un evento estremo non produce soltanto vittime e danni immediati. Quando vengono distrutti villaggi, strade, terreni, attività e collegamenti, le comunità possono perdere anche reddito, accesso ai mercati, disponibilità di alimenti e capacità di ripresa. È questo il punto di contatto tra disastro climatico, impoverimento e rischio di insicurezza alimentare.
Questo non significa attribuire a El Niño la povertà o la fame prodotte da uno specifico disastro. Significa invece riconoscere che la vulnerabilità economica determina quanto profondamente uno shock naturale può incidere sulla vita delle persone. A parità di evento, una comunità con poche risorse, infrastrutture fragili e scarse possibilità di ricostruzione rischia conseguenze molto più durature.
FAO e World Food Programme hanno lanciato un piano congiunto per l'El Niño 2026-2027 rivolto a 8,8 milioni di persone in 22 Paesi ad alto rischio. Gli interventi comprendono assistenza economica, sementi resistenti alla siccità o alle inondazioni, protezione del bestiame, raccolta e conservazione dell'acqua, opere contro le alluvioni, consulenza agricola e sistemi di allerta precoce.
El Niño e cambiamento climatico
Non sono la stessa cosa. El Niño appartiene alla variabilità naturale del sistema climatico; il riscaldamento globale è invece una tendenza di lungo periodo. Oggi, però, i due fenomeni si sovrappongono.
E in Italia?
Gli effetti di El Niño sono più facilmente riconoscibili in alcune regioni direttamente collegate alla circolazione del Pacifico. In Europa il segnale è più complesso.
Che cosa sappiamo oggi
La fotografia al 21 settembre 2026. El Niño è saldamente stabilito e in rafforzamento. La sua persistenza nei prossimi mesi è prevista con un livello di confidenza molto elevato. Gli effetti concreti, invece, dovranno essere osservati regione per regione.
La sequenza del 2026 mostra già l'evoluzione del fenomeno: i precursori della primavera, il consolidamento delle anomalie oceaniche, le osservazioni satellitari, i cambiamenti nell'ecosistema marino e il rafforzamento rilevato durante l'estate.
Ma il quadro non è soltanto meteorologico. Le analisi di FAO e WFP mostrano come gli shock climatici possano propagarsi attraverso i sistemi alimentari: dai raccolti ai redditi, dai prezzi alla sicurezza alimentare.
È per questo che le organizzazioni internazionali stanno intervenendo prima che gli effetti più gravi si manifestino: l'obiettivo è evitare che siccità, alluvioni e perdite agricole si trasformino in nuove crisi alimentari e in ulteriore impoverimento delle popolazioni già vulnerabili.
La parte della storia che riguarda il 2027 non è ancora una cronaca: è uno scenario previsionale. ZEMA News continuerà quindi a distinguere ciò che viene osservato, ciò che viene previsto e ciò che le successive analisi scientifiche potranno attribuire ai diversi fattori climatici, economici e sociali.
World Meteorological Organization · 3 settembre 2026 · El Niño set to become very strong, raising risks of extreme weather into 2027
World Food Programme · agosto 2026 · El Niño e rischio di aumento dell'insicurezza alimentare
World Food Programme · What is El Niño, how does it affect hunger and how does WFP respond?
FAO + World Food Programme · 2026 · El Niño FAO-WFP Joint Anticipatory Action Appeal
FAO · El Niño 2026 · El Niño: proteggere sistemi alimentari e mezzi di sussistenza
NASA Jet Propulsion Laboratory · International Sea Level Satellite Observes El Niño Precursor
NASA Earth Observatory · El Niño Is Underway
NASA Earth Observatory · El Niño Alters Marine Life in the Pacific
Reuters · 16 settembre 2026 · Aggiornamento sul disastro in Nepal
Reuters · 17 settembre 2026 · Analisi sul collasso glaciale e sul ruolo del riscaldamento
