A Lequile si apre una nuova fase dopo l’incendio del 29 agosto. Concluso lo spegnimento, l’attenzione si concentra sui risultati dei controlli: dai primi accertamenti commissionati dal Comune arrivano indicazioni rassicuranti, mentre ARPA Puglia registra una significativa diminuzione dei microinquinanti nell’aria e ASL Lecce prosegue le verifiche sanitarie e sulla filiera alimentare.
Incendio di Lequile, primi dati rassicuranti
Tutti i focolai risultano spenti e le operazioni di estinzione sono concluse. I controlli comunali su 17 campioni di terreno e fogliame forniscono prime indicazioni rassicuranti. ARPA registra un forte impatto dei microinquinanti nelle prime ore dell’incendio, seguito da una progressiva e significativa diminuzione. ASL prosegue i controlli entro due chilometri dal sito su produzioni alimentari, allevamenti e fonti idriche.
I Vigili del Fuoco hanno comunicato la conclusione delle operazioni di spegnimento dell’incendio sviluppatosi il 29 agosto e successivamente propagatosi all’impianto di gestione dei rifiuti. Il sito resta sottoposto a controllo nella fase immediatamente successiva alla conclusione delle operazioni.
17 campioni di terreno e fogliame
Il sindaco di Lequile, Vincenzo Carlà, ha comunicato le prime risultanze delle analisi commissionate dall’Amministrazione comunale a un laboratorio specializzato e accreditato.
Sono stati analizzati complessivamente 17 campioni di terreno e fogliame, raccolti in diversi punti del territorio comunale, con particolare attenzione anche alle aree prossime ad abitazioni, scuole e spazi pubblici.
Secondo quanto comunicato dal primo cittadino, sono stati rilevati alcuni microinquinanti, ma in concentrazioni molto basse e comunque inferiori ai limiti previsti dalla normativa.
I risultati del monitoraggio commissionato dal Comune devono tuttavia essere distinti dagli accertamenti istituzionali condotti da ARPA Puglia e ASL Lecce.
Microinquinanti: forte impatto iniziale, poi il calo
Il quadro illustrato da ARPA Puglia consente ora di leggere con maggiore precisione l’evoluzione della qualità dell’aria durante e dopo l’incendio.
I campioni analizzati hanno evidenziato che nelle prime ore dell’incendio le concentrazioni di microinquinanti organici nell’aria, rilevate nelle postazioni vicine all’impianto, indicavano un impatto elevato.
Il quadro è però cambiato rapidamente: dal 30 agosto al 2 settembre le rilevazioni hanno mostrato una progressiva e significativa diminuzione delle concentrazioni.
Microinquinanti organici nelle postazioni più vicine al sito.
Le concentrazioni rilevate diminuiscono progressivamente.
ARPA porterà comunque a termine le attività già avviate, compresa la procedura finalizzata a individuare le aree nelle quali si è verificata la maggiore ricaduta degli inquinanti.
PM10 e PM2,5: anche polveri sahariane
Nella lettura dei dati sul particolato deve essere considerato anche un elemento esterno all’incendio. ARPA ha segnalato che l’aumento dei valori di PM10 e PM2,5 registrato tra il 28 e il 30 agosto nelle province di Lecce e Brindisi è stato influenzato anche dall’intrusione di polveri sahariane.
Già nell’aggiornamento istituzionale del 3 settembre la diffusione degli inquinanti riconducibili direttamente all’incendio risultava in marcato calo.
Controlli entro due chilometri dal sito
Parallelamente al monitoraggio dell’aria prosegue l’attività di ASL Lecce per verificare eventuali conseguenze dell’incendio sull’ambiente e sulle produzioni alimentari.
Il monitoraggio coinvolge il SIAN – Servizio Igiene degli Alimenti e della Nutrizione e interessa le attività presenti entro un raggio di circa due chilometri dal sito.
Allevamenti: un primo elemento rassicurante
Dalla prima ricognizione effettuata nell’area è emerso un ulteriore elemento di interesse: le aziende zootecniche interessate hanno utilizzato foraggio conservato all’interno di strutture protette.
Il foraggio utilizzato per l’alimentazione degli animali non sarebbe stato quindi esposto alla ricaduta degli inquinanti immessi nell’atmosfera durante l’incendio.
Proseguono comunque i campionamenti specifici sulle produzioni di origine animale e il controllo degli stabilimenti lattiero-caseari. L’impiego di droni consente inoltre di monitorare con maggiore dettaglio il sito e le aree considerate più sensibili.
Per i territori compresi entro due chilometri dall’impianto resta valida, a scopo precauzionale, l’indicazione di consumare gli ortaggi soltanto dopo un accurato lavaggio.
Resta inoltre l’indicazione di non utilizzare per scopi potabili l’acqua proveniente dai pozzi di falda superficiale.
Tre livelli di controllo, da non sovrapporre
Il quadro che emerge è complessivamente più rassicurante rispetto ai primi giorni dell’emergenza, ma è importante distinguere la provenienza e la funzione dei diversi dati.
17 campioni di terreno e fogliame analizzati nell’ambito del monitoraggio commissionato dall’Amministrazione comunale.
Monitoraggio istituzionale dell’impatto ambientale, qualità dell’aria, microinquinanti e individuazione delle aree di maggiore ricaduta.
Valutazione sanitaria e controlli sulle produzioni alimentari, sugli allevamenti, sulla ristorazione e sulle fonti idriche.
Lo spegnimento di tutti i focolai chiude la fase più critica dell’emergenza. I primi controlli sul territorio, la significativa diminuzione dei microinquinanti nell’aria e le prime verifiche sanitarie forniscono elementi rassicuranti. Il monitoraggio prosegue per completare la valutazione delle ricadute dell’incendio e individuare le aree maggiormente interessate.
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L’emergenza delle fiamme è conclusa. Prosegue quella della verifica. I dati raccolti nei prossimi giorni permetteranno di completare il quadro ambientale e sanitario e di valutare l’evoluzione delle misure precauzionali.
