Quando l’omicidio diventa una gag, cosa rimane del limite?
Gail Daughtry and the Celebrity Sex Pass è una commedia americana deliberatamente assurda. Ma proprio l’assurdità apre una domanda che va oltre il film.
Non soltanto quanta violenza venga mostrata, ma che cosa accada prima e dopo: desiderio, impulso, prevenzione, limite, responsabilità e conseguenze.
E se tutto cominciasse da una fantasia che la cultura popolare considera innocua proprio perché dovrebbe restare impossibile?
Il fenomeno
La fantasia entra nella cultura popolare
Celebrity sex pass, celebrity crush e relazioni parasociali:
prima del film c’è un fenomeno culturale.
Il celebrity sex pass non nasce con il film
Il cosiddetto celebrity sex pass, o celebrity hall pass, appartiene da tempo al linguaggio della cultura popolare e al gioco simbolico di alcune coppie: ciascun partner indica una celebrità con la quale, in una situazione puramente ipotetica, sarebbe “consentito” un incontro sessuale.
Il presupposto che rende il gioco apparentemente innocuo è precisamente l’improbabilità dell’incontro. La celebrità è distante, idealizzata, normalmente irraggiungibile. La fantasia può quindi essere condivisa proprio perché si presume che non debba mai misurarsi con la realtà.
relazione reale
idealizzazione
fantasia
Un fenomeno più ampio
Il gioco si inserisce in un fenomeno culturale più ampio che comprende celebrity crushes, idealizzazione delle persone famose e relazioni parasociali: forme di coinvolgimento emotivo nelle quali lo spettatore può sviluppare familiarità, interesse o attrazione verso una figura mediatica che, nella maggior parte dei casi, non conosce personalmente.
Questi fenomeni non sono, di per sé, necessariamente patologici. Possono intrecciarsi con immaginazione, identità, appartenenza e cultura mediatica.
Esiste letteratura scientifica sulle relazioni parasociali, sull’attrazione romantica verso le celebrità, sull’idealizzazione e sulle fantasie extradiadiche. È invece molto più difficile parlare di una letteratura scientifica autonoma e consolidata sul celebrity hall pass in quanto tale.
Confondere questi livelli significherebbe attribuire alla ricerca conclusioni più specifiche di quelle che effettivamente può sostenere.
Il film cambia la regola del gioco
Nel film la convenzione funziona finché la celebrità rimane irraggiungibile. Ma la storia cancella progressivamente quella distanza.
La fantasia diventa possibilità. La possibilità diventa obiettivo. E ciò che doveva restare nel territorio dell’immaginazione comincia a produrre azioni reali.
Dal gioco alla realtà
Quando l’impossibile diventa possibile
Gail parte dal Kansas. La fantasia acquista una direzione.
Gail è una parrucchiera del Kansas, immersa in una vita ordinaria, in una relazione e con il matrimonio all’orizzonte.
Con il compagno condivide il gioco del celebrity sex pass: lui sceglie Jennifer Aniston, lei Jon Hamm.
Ciò che dovrebbe restare una fantasia remota entra però nella realtà. Quando il gioco smette di essere soltanto ipotetico, Gail decide di raggiungere Hollywood.
Dal Kansas verso Oz
Il viaggio richiama deliberatamente l’immaginario del Mago di Oz: si parte dal Kansas, si incontrano nuovi compagni lungo la strada e si procede verso una meta caricata di significati.
L’Oz contemporanea è Hollywood: il luogo della celebrità, dell’immagine e della possibilità che ciò che appariva irraggiungibile possa diventare reale.
Il limite
Quando la gag cambia le regole
Violenza, impulso, prevenzione e conseguenze.
Perché parlare di violenza se è una commedia?
Perché la violenza entra direttamente nel meccanismo comico: sparatorie, accoltellamenti, sangue, morti e aggressioni vengono assorbiti dall’assurdità del racconto.
La rappresentazione volutamente irreale crea distanza. La domanda, però, non riguarda soltanto quanto la violenza sia realistica, ma quale peso narrativo venga attribuito alle sue conseguenze.
Nella realtà un atto violento apre una frattura: esiste una vittima, esistono familiari, responsabilità, indagini e conseguenze giudiziarie, sociali e psicologiche.
Nel mondo della gag tutto questo può essere rapidamente spostato ai margini mentre il viaggio continua.
Prima della violenza c’è anche la prevenzione
Riconoscere l’escalation, l’impulso, la perdita di controllo, l’influenza degli altri e la necessità di fermarsi o chiedere aiuto appartiene alla dimensione della prevenzione.
Se il racconto assorbe rapidamente il “dopo”, anche ciò che avrebbe potuto impedire il “prima” rischia di diventare narrativamente marginale.
Per una valutazione dei contenuti del film: Common Sense Media ↗.
IL LIMITE
Normalmente la violenza apre una frattura e produce conseguenze per la vittima, per chi agisce e per gli altri.
Gli altri
Chi avrebbe potuto dire «fermati»?
Il nuovo gruppo accompagna Gail anche oltre la soglia.
Durante il viaggio si forma intorno a Gail un nuovo gruppo. Persone appena incontrate diventano compagni di strada e amici, mentre i rapporti della vita precedente perdono progressivamente centralità.
Questo non significa necessariamente che il film presenti i nuovi amici come “migliori” dei precedenti. Ma la struttura narrativa costruisce un contrasto: il nuovo gruppo accompagna la trasformazione, mentre il passato viene lasciato alle spalle.
Il gruppo può essere un limite?
Nella vita reale gli altri possono interrompere un’escalation, richiamare alla realtà, contenere un impulso, chiedere di fermarsi.
Nel film il gruppo arriva invece a condividere l’esperienza violenta e continua il viaggio dopo di essa.
La meta
Hollywood è ancora lì
Il mondo desiderato non è soltanto raccontato: in qualche modo risponde.
Hollywood non è soltanto lo sfondo del viaggio. È il luogo simbolico nel quale la celebrità viene costruita, resa visibile e trasformata in oggetto del desiderio.
Ed è qui che il film compie uno dei suoi passaggi più interessanti: Hollywood non viene soltanto raccontata. In qualche modo risponde al racconto.
Quando le celebrità interpretano se stesse
Jon Hamm e Jennifer Aniston entrano nella storia con la propria identità pubblica, così come altre celebrità presenti nello stesso universo narrativo.
Lo spettatore non vede soltanto un personaggio di fantasia: riconosce persone famose che esistono fuori dallo schermo.
cultura della celebrità
incontro possibile
Il confine diventa così più sottile. Il meccanismo agisce proprio sulla frontiera originaria del celebrity sex pass: quella tra possibile e impossibile.
La celebrità passa dall’essere distante e astratta all’essere una presenza. Il reale entra nella finzione e la finzione utilizza il reale per rendere la fantasia più credibile come possibilità.
Lo spettatore riconosce quelle celebrità e sa che esistono davvero. Il gioco tra realtà e finzione può quindi assumere quasi la forma di un invito simbolico a entrare nello stesso spazio immaginario.
Non significa affermare letteralmente che tutto sia possibile. Significa osservare un mondo narrativo nel quale il confine tra fantasia e raggiungibilità viene continuamente assottigliato.
Ma nel frattempo si è usciti dai binari
Il percorso verso il desiderio attraversa limiti sempre più importanti, fino alla violenza. Eppure la commedia tende progressivamente a sdrammatizzare le conseguenze dell’essere andati “fuori binario”.
L’assurdità permette al racconto di continuare. Il gruppo rimane. Hollywood conserva il proprio fascino. La meta continua a essere desiderabile.
il limite è stato superato,
ma Hollywood è ancora lì.
E il desiderio, invece di essere cancellato dalle conseguenze, continua a orientare il racconto.
La sublimazione dell’Io?
L’espressione può essere letta qui in senso volutamente provocatorio e non come utilizzo tecnico del concetto psicoanalitico di sublimazione.
La domanda riguarda piuttosto la centralità dell’Io, del desiderio, dell’impulso e della pulsione nel determinare progressivamente l’azione.
Che cosa accade quando il desiderio individuale diventa la misura dell’azione mentre il racconto alleggerisce il peso dei limiti superati?
Fuori dallo schermo
Quando la commedia incontra la realtà
Classificazione, streaming, minori, mediazione e responsabilità.
Non è scientificamente corretto stabilire un’equazione semplice: film violento = comportamento violento.
La violenza reale è un fenomeno multifattoriale nel quale possono intervenire condizioni individuali, familiari, relazionali, sociali e ambientali.
Rimane però culturalmente legittima un’altra domanda: quali significati e quali emozioni associamo alla violenza quando la rappresentiamo?
La classificazione conta
I criteri italiani per la classificazione delle opere considerano infatti non soltanto la presenza della violenza, ma anche il contesto, il personaggio al quale il comportamento è associato, la possibile fascinazione esercitata sui minori e la facilità di identificazione.
Per approfondire: Ministero della Cultura · criteri di classificazione ↗ .
Dal cinema allo streaming
La sala cinematografica introduce una soglia fisica. Lo streaming porta invece il contenuto direttamente in casa, attraverso televisori, computer, tablet, smartphone e dispositivi connessi.
Gli strumenti di parental control possono limitare l’accesso, ma devono essere configurati e utilizzati correttamente.
Censurare?
La questione non deve necessariamente essere posta come alternativa tra censura e assenza di qualsiasi mediazione.
Un’opera destinata agli adulti può utilizzare assurdo, grottesco, sessualità, trasgressione e violenza comica. La libertà artistica comprende anche la possibilità di provocare, disturbare e mettere in scena comportamenti estremi.
Tra censura e assenza di mediazione esistono però classificazione, informazione, parental control, educazione alle immagini, responsabilità degli adulti, responsabilità delle piattaforme e prevenzione.
Raccontiamo ancora il limite?
Forse la questione più interessante non riguarda il sangue, ma ciò che può scomparire intorno al sangue: prevenzione, responsabilità, conseguenze, limite e capacità del gruppo di dire «fermati».
Un film non produce automaticamente comportamenti violenti.
Ma, come ogni racconto, sceglie quali emozioni associare alle azioni che rappresenta e quale peso attribuire alle loro conseguenze.
E quando Hollywood stessa, con il fascino delle sue celebrità reali, entra nella finzione interpretando se stessa, il confine tra ciò che è reale e ciò che è immaginato, tra ciò che è possibile e ciò che sembrava impossibile, può diventare ancora più sottile.
Mentre sappiamo raccontare così bene il desiderio, la trasgressione, la possibilità e la libertà dell’Io, sappiamo raccontare con altrettanta forza il limite, la prevenzione, la responsabilità e le conseguenze?
