CEUTA – In poche ore una delle frontiere più delicate dell’Unione europea è stata investita da un movimento migratorio di dimensioni eccezionali.
Tra il 30 e il 31 luglio decine di migliaia di persone hanno raggiunto Ceuta, territorio spagnolo situato sulla costa nordafricana e confinante con il Marocco, attraversando il confine terrestre o tentando di raggiungere la città via mare.
La crisi si era già manifestata nei giorni precedenti. Il 30 luglio le autorità locali parlavano di una vera emergenza umanitaria e di sicurezza. Nelle ore successive il fenomeno ha assunto proporzioni completamente diverse.
Secondo gli ultimi dati disponibili, gli ingressi avrebbero raggiunto complessivamente circa 60.000 persone, un numero impressionante se confrontato con la popolazione di Ceuta, che conta poco più di 80.000 abitanti.
Una città travolta in poche ore
Molti hanno cercato di superare il confine terrestre; altri hanno tentato di aggirare le barriere entrando in acqua dalla costa marocchina e raggiungendo a nuoto il territorio spagnolo.
Il prezzo umano è stato drammatico, con decine di vittime.
Nella notte tra il 31 luglio e il 1° agosto il flusso di massa si è sostanzialmente arrestato e una parte molto consistente delle persone entrate a Ceuta è successivamente tornata in Marocco.
La Spagna ha inoltre rafforzato ulteriormente il controllo della zona di frontiera.
Perché così tante persone contemporaneamente?
È uno degli interrogativi centrali della vicenda.
Alla base esistono certamente condizioni economiche e sociali strutturali e il fortissimo divario tra le due sponde della frontiera. Per molti giovani marocchini Ceuta rappresenta fisicamente il punto nel quale l’Europa sembra essere raggiungibile quasi a piedi.
Ma questo non basta a spiegare perché decine di migliaia di persone abbiano deciso di muoversi praticamente nello stesso momento.
Un elemento sul quale si concentra l’attenzione è rappresentato dai social network. Video, messaggi e informazioni sulla possibilità di attraversare il confine avrebbero contribuito ad alimentare rapidamente il fenomeno.
La dinamica non è completamente nuova: anche in occasione di precedenti tentativi collettivi di ingresso a Ceuta erano state osservate mobilitazioni attraverso i social.
Ceuta: Europa geograficamente in Africa
La particolarità geopolitica della vicenda è rappresentata proprio dalla posizione della città.
Ceuta appartiene alla Spagna e quindi all’Unione europea, ma si trova geograficamente in Africa, sulla costa mediterranea del Marocco.
Insieme a Melilla costituisce uno dei pochissimi luoghi nei quali il territorio dell’Unione europea incontra direttamente, attraverso una frontiera terrestre, il continente africano.
Il Marocco rivendica storicamente la sovranità sulle due città, mentre per Madrid la loro appartenenza alla Spagna non è oggetto di discussione.
La gestione dell’immigrazione rende quindi la collaborazione tra Spagna e Marocco determinante per la stabilità di questa frontiera.
Il precedente del 2021
Esiste un precedente che inevitabilmente pesa sulla lettura politica degli avvenimenti.
Nel maggio 2021 circa 8.000 persone entrarono a Ceuta mentre Spagna e Marocco attraversavano una grave crisi diplomatica.
Da allora il rapporto tra Madrid e Rabat è cambiato, ma il precedente spiega perché anche oggi sia inevitabile interrogarsi su ciò che sia avvenuto sul versante marocchino della frontiera.
Qual è stato il ruolo del Marocco?
Su questo punto è essenziale distinguere le domande politiche dai fatti accertati.
Non vi sono, allo stato delle informazioni disponibili, elementi sufficienti per concludere che il governo marocchino abbia deliberatamente organizzato l’ingresso di massa a Ceuta.
La dimensione e soprattutto la rapidità del fenomeno rendono tuttavia inevitabile interrogarsi sull’efficacia dei controlli esercitati nelle prime ore e sulle circostanze che hanno consentito a decine di migliaia di persone di concentrarsi contemporaneamente nell’area di frontiera.
Sono interrogativi legittimi, ma richiedono accertamenti e non possono essere trasformati, in assenza di prove, in conclusioni.
Molti sono tornati indietro
Un’altra caratteristica distingue quanto accaduto a Ceuta dalle tradizionali rotte migratorie attraverso il Mediterraneo.
La maggioranza delle persone entrate ha successivamente fatto ritorno in Marocco.
Ceuta, inoltre, non rappresenta automaticamente una porta senza controlli verso Madrid, Barcellona o gli altri Stati dell’Unione.
Il regime particolare delle due città autonome prevede infatti controlli d’identità e dei documenti per chi lascia Ceuta o Melilla diretto verso la Spagna peninsulare o altri Paesi Schengen.
Questo elemento è fondamentale per comprendere la reale portata europea della crisi: entrare a Ceuta non significa automaticamente poter raggiungere liberamente il resto d’Europa.
Non soltanto immigrazione
Leggere ciò che accade a Ceuta esclusivamente attraverso il fenomeno migratorio rischia tuttavia di restituire una rappresentazione incompleta.
Dietro quella frontiera esiste un rapporto molto più complesso fra Madrid e Rabat.
Spagna e Marocco sono legati da importanti interessi economici, commerciali e di sicurezza. Il controllo dei flussi migratori costituisce inevitabilmente uno dei capitoli più sensibili di questa relazione.
Quando la cooperazione tra i due Paesi funziona, il controllo della frontiera marocchina contribuisce a contenere i tentativi di ingresso irregolare.
Quando gli equilibri cambiano, ciò che avviene lungo pochi chilometri di confine può produrre conseguenze immediate per Madrid e, indirettamente, per Bruxelles.
Quando una frontiera diventa geopolitica
È probabilmente questo l’aspetto più importante della vicenda.
Le migrazioni contemporanee non riguardano esclusivamente le persone che decidono di attraversare una frontiera.
Riguardano anche gli Stati che quella frontiera devono controllare.
La capacità di impedire, contenere o semplicemente non ostacolare determinati movimenti di popolazione può assumere un peso nei rapporti diplomatici tra Paesi.
Per questo Ceuta non è soltanto una questione spagnola.
Mostra una delle vulnerabilità strategiche dell’Europa: una parte significativa della protezione dei suoi confini esterni dipende dalla cooperazione con Paesi che non appartengono all’Unione.
Marocco, Tunisia, Libia e Turchia, pur in situazioni profondamente differenti tra loro, sono diventati interlocutori essenziali delle politiche europee di gestione dei flussi migratori.
La questione, quindi, supera l’immigrazione.
Riguarda sicurezza delle frontiere, politica estera e autonomia strategica europea.
L’Italia reagisce: controlli con la Spagna
Ed è proprio qui che Ceuta diventa anche una questione italiana.
Il governo italiano ha assunto una posizione particolarmente netta di fronte alla crisi.
Il 31 luglio Roma ha disposto il temporaneo ripristino dei controlli nei collegamenti aerei e marittimi con la Spagna nell’ambito delle regole Schengen, motivando la decisione con esigenze di sicurezza nazionale.
L’Italia non confina direttamente con la Spagna e la decisione assume quindi anche un evidente significato politico.
La misura pone infatti una domanda ulteriore: fino a che punto una crisi migratoria concentrata su una frontiera esterna dell’Unione può determinare il ripristino di controlli anche tra due Paesi appartenenti allo spazio Schengen?
È uno degli effetti più significativi della vicenda di Ceuta.
Una crisi iniziata sulla frontiera tra Spagna e Marocco ha prodotto conseguenze sui collegamenti tra Italia e Spagna.
Da Ceuta a Lampedusa
Per l’Italia, del resto, ciò che accade a Ceuta non è affatto una vicenda lontana.
La Spagna osserva la pressione sulla frontiera terrestre di Ceuta e Melilla; l’Italia affronta prevalentemente quella proveniente dalla rotta del Mediterraneo centrale.
Cambiano geografia e modalità di ingresso, ma la questione politica è la stessa: quanto può essere affidata ai singoli Stati di frontiera la gestione di un fenomeno che riguarda l’intera Unione europea?
La Spagna dipende dalla collaborazione del Marocco per il controllo di parte della rotta occidentale.
L’Italia, in un contesto differente, ha costruito rapporti con Libia e Tunisia per contrastare le partenze lungo il Mediterraneo centrale.
È lo stesso problema strategico: una parte del controllo della frontiera europea viene esercitata attraverso la cooperazione con Paesi terzi.
Un cambiamento nei rapporti con Rabat può avere conseguenze sulla Spagna. Una crisi politica o sociale in Tunisia o in Libia può averne sull’Italia.
E le rotte possono cambiare.
Per questo Ceuta e Lampedusa non possono essere considerate semplicemente due emergenze nazionali separate.
Sono punti diversi della stessa frontiera europea.
Il confine tra sicurezza e diritti
Rimane infine un equilibrio particolarmente difficile.
Uno Stato ha il diritto e il dovere di controllare i propri confini. Allo stesso tempo, chi raggiunge una frontiera resta una persona alla quale devono essere garantiti i diritti previsti dalle norme internazionali ed europee.
Sicurezza e tutela umanitaria non possono quindi essere considerate necessariamente alternative.
Il problema nasce quando un improvviso afflusso di decine di migliaia di persone rende estremamente complesso assicurare contemporaneamente controllo, identificazione, assistenza e valutazione delle singole posizioni.
Non basta allora innalzare una barriera.
Occorrono cooperazione internazionale, intelligence, capacità organizzativa, procedure di identificazione efficaci, contrasto alle organizzazioni criminali e una politica comune europea.
Ceuta come laboratorio dell’Europa
Ceuta può essere osservata come un piccolo laboratorio geopolitico.
In pochi chilometri convivono sovranità nazionale, frontiere dell’Unione europea, enormi differenze economiche tra due continenti, migrazioni, rapporti diplomatici e sicurezza.
Gli avvenimenti di questi giorni dimostrano soprattutto quanto rapidamente una crisi apparentemente locale possa cambiare dimensione.
Il 30 luglio il problema era sulla frontiera tra Marocco e Ceuta.
Ventiquattro ore dopo riguardava Madrid, Bruxelles e persino i collegamenti tra Italia e Spagna.
È forse questa la vera lezione di Ceuta.
La domanda non riguarda soltanto quante persone siano riuscite ad attraversare quella frontiera.
La domanda è chi governa realmente la frontiera europea e attraverso quali strumenti.
Perché Ceuta si trova geograficamente in Africa.
Ma la sua frontiera è europea.
sicurezz