La notte di Capodanno 2026 doveva essere il respiro di sollievo di una generazione, il brindisi al futuro tra le vette innevate di Crans-Montana. Invece, il locale "Le Constellation" è diventato il palcoscenico di una delle più gravi stragi in un locale pubblico degli ultimi decenni. Poco dopo la mezzanotte, mentre la musica ancora pompava, una fiammata improvvisa partita dal soffitto ha innescato una reazione a catena micidiale.
In meno di sessanta secondi si è verificato il flashover: il calore accumulato ha fatto sì che ogni materiale combustibile nel locale si incendiasse simultaneamente. Il fumo nero e denso sprigionato dalla schiuma fonoassorbente — materiale che i gestori sapevano essere pericoloso fin dal 2020 — ha rilasciato acido cianidrico, uccidendo per asfissia molti ragazzi prima ancora che le fiamme li raggiungessero. Quaranta vite spezzate, tra cui sei giovanissimi italiani che avevano scelto il Canton Vallese per festeggiare.
È ancora troppo presto per tutto. Lo shock e il dolore sono troppo forti. Ma mentre i video rimbalzano sui social, resta la rabbia per quelle anime belle e la necessità di capire perché quel locale è diventato un vicolo cieco.
Il sacrificio di Achille e le vie di fuga negate
Tra le storie che emergono dalle macerie, quella di Achille squarcia il cuore: è rientrato tra le fiamme per cercare un'amica rimasta indietro. Un gesto di eroismo puro che si è scontrato con ostacoli tecnici insormontabili. Le indagini rivelano che la scala per il seminterrato era stata ridotta da 3 metri a solo 1 metro di larghezza: un imbuto critico che ha strozzato il deflusso durante il panico.
Ma il dato più pesante riguarda le uscite. La porta sul retro de Le Constellation sarebbe rimasta chiusa, risultando inutile alla fuga. Secondo quanto emerge dai racconti dei media svizzeri e dalle indagini di Fanpage, la scelta di tenerla non operativa sarebbe stata presa per "risparmiare sul personale", evitando di pagare uno steward per la sua sorveglianza. Inoltre, altre uscite si aprivano verso l'interno, diventando muri contro cui la folla si è schiacciata inutilmente sotto la pressione del fumo.
Il fallimento del Modello Svizzero: Le Norme AICAA
A Crans-Montana, la sicurezza è regolata dalle Prescrizioni di protezione antincendio AICAA 2015. Sebbene il sistema svizzero sia spesso lodato, il caso del "Le Constellation" ne mette a nudo la criticità: la delega della responsabilità.
Secondo il Punto 3 della "Norma di protezione antincendio" (1-15it), i gestori sono i destinatari diretti degli obblighi di sicurezza. Ancora più stringente è la Direttiva 12-15 (Punto 2.2), che impone ai proprietari e ai gestori di adottare le necessarie misure "a livello di personale" per garantire la sicurezza. La scelta di lasciare una via di fuga non operativa per risparmiare sugli stipendi è una violazione frontale della direttiva. I rapporti indicavano una capienza di 100 persone per il piano terra e 100 per il seminterrato, ma la notte di Capodanno c'erano oltre 500 persone. Il locale non veniva controllato dal 2020.
Il Modello Italia: La Vigilanza Attiva e il TULPS
Qui risiede la differenza con la Vigilanza Attiva italiana. In Italia, la sicurezza è retta dall'art. 80 del TULPS e dal D.M. 19 agosto 1996. Il sistema della Commissione Provinciale di Vigilanza (CPVLS), supportato dall'impegno del SILB (Maurizio Pasca), impone controlli fisici e ispezioni a sorpresa (Dettagli su www.silb.it). Se in Italia una scala viene ridotta o una porta montata all'inverso, il locale non ottiene l'agibilità ai sensi della regola tecnica verticale V.15 (D.M. 22/11/2022).
Il rischio prescrizione e la richiesta di giustizia
I proprietari Jacques e Jessica Moretti rischiano ora fino a 4 anni e mezzo di carcere. Tuttavia, l'avvocato delle famiglie Sébastien Fanti teme la prescrizione: i lavori abusivi del 2015 potrebbero cadere in prescrizione proprio nel prossimo biennio. Per questo le famiglie chiedono l'apertura di processi anche in Italia e Francia.
Quando la fiducia tradisce la vita
La strage del 2026 ci scuote nel profondo perché quando una via di fuga rimane chiusa per tagliare le spese e i controlli dello Stato si fermano alla "fiducia", la vita dei giovani perde valore. Non possiamo più permettere che il risparmio di pochi franchi o la pigrizia burocratica di un controllo omesso pesino più della vita di alcuna vita umana. La sicurezza non è una pratica burocratica da archiviare, ma la garanzia che l'ambiente non tradisca l'uomo. È tempo di pretendere che la vigilanza sia costante e reale, affinché nessun'altra tragedia avvenga per spietata spregiudicatezza.
Riferimenti Normativi
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Responsabilità del gestore: Norma AICAA 1-15it, Punto 3
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Obbligo di personale: Direttiva AICAA 12-15it, Punto 2.2
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Requisiti vie di fuga: Direttiva AICAA 16-15it, Punto 2.1