Sabato, 14 Marzo 2026

Usa attaccano il Venezuela


L’operazione statunitense che ha portato all’arresto del presidente venezuelano scuote gli equilibri internazionali: accuse di narcotraffico, dubbi sulla legalità dell’intervento e un Paese spaccato tra proteste e festeggiamenti


Usa attaccano il Venezuela

CARACAS / WASHINGTON, 4 Gennaio 2026 – In quella che è già stata definita la più stridente operazione militare della presidenza Trump, gli Stati Uniti hanno sferrato un attacco frontale al Venezuela. Nella notte tra il 2 e il 3 gennaio 2026, l’Operazione Absolute Resolve ha portato alla cattura del presidente Nicolás Maduro e di sua moglie Cilia Flores, innescando un terremoto geopolitico che sta dividendo il mondo.

Cronaca di un Blitz Notturno

L’attacco è iniziato intorno alle 2:00 del mattino di sabato (le 7:00 in Italia). Oltre 150 velivoli americani, tra cui caccia stealth F-22 Raptor e bombardieri B-1B, hanno sorvolato la costa settentrionale neutralizzando le difese aeree. Almeno sette grandi esplosioni sono state avvertite a Caracas, colpendo siti nevralgici come l’aeroporto militare La Carlota, la base di Fuerte Tiuna e il porto di La Guaira.

Mentre il cielo si illuminava, unità d’élite della Delta Force, supportate da elicotteri del 160° SOAR, hanno assaltato il compound presidenziale all’interno di Fuerte Tiuna. Nonostante la resistenza della guardia presidenziale, Maduro è stato catturato e immediatamente trasferito fuori dal Paese su una nave d’assalto anfibia, la USS Iwo Jima, per poi essere condotto a New York.

Le motivazioni di Washington

In una conferenza stampa d'urgenza, Donald Trump ha parlato di “missione riuscita”, giustificando l'azione con mandati di arresto per narcotraffico, terrorismo e legami con organizzazioni criminali. Trump ha dichiarato apertamente che gli Stati Uniti gestiranno la transizione politica per "far scorrere di nuovo il petrolio" a beneficio della democrazia venezuelana e degli interessi energetici americani.

Un Paese e un Mondo Spaccati

Il Venezuela, con i suoi 28 milioni di abitanti e le maggiori riserve petrolifere mondiali, si trova ora in un limbo pericoloso.

  • La Resistenza: La vicepresidente Delcy Rodríguez ha denunciato una “gravissima aggressione militare illegale”, invitando la popolazione alla mobilitazione.

  • La Diaspora: Nelle strade di Miami e in parte di Caracas si sono registrate scene di sollievo e gioia tra gli oppositori, che vedono nel blitz la fine di un lungo periodo autoritario.

  • Diplomazia al Bivio: Le reazioni sono polarizzate. Se l’Argentina saluta la caduta di Maduro come una vittoria per la libertà, colossi come Cina, Russia e Iran condannano l’intervento come una violazione della sovranità nazionale. L’Unione Europea mantiene una linea prudente, chiedendo il rispetto del diritto internazionale in assenza di un mandato ONU.

Scenari Futuri

Mentre il 4 gennaio segna l’inizio delle schermaglie diplomatiche al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, il bilancio provvisorio parla di 40 vittime (tra militari venezuelani e civili) e due soldati americani feriti. Gli interrogativi sulla legittimità giuridica di una "retata internazionale" su tale scala restano aperti, mentre il futuro politico del Venezuela entra in una fase di totale incertezza.

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